domenica, 4 giugno 2006

Misurazione, qualità e valutazione

C’è un continuo errare (bellissima parola con due significati entrambi pertinenti: ‘girare a vuoto’ e ‘sbagliare’) fra questi termini: da un lato si confonde qualità e valutazione (alzi la mano chi, dicendo di occuparsi di ‘valutazione’, non si è sentito replicare “ah, di qualità!” – intendendo le ISO 9000 e cose simili). D’altro lato c’è una confusione più sottile fra misurazione e qualità, che qualcuno addirittura ritiene sinonimi (p.es. Giuseppe Cogliandro, “Misurazione o valutazione? Divagazioni semantiche ed epistemologiche”, Rivista trimestrale di Scienza dell’Amministrazione, n. 2, 2000).
Provo a mettere appena un po’ d’ordine.
In super sintesi mi sentirei di dire che i tre termini (e relativi concetti) appartengono a tre ambiti concettuali diversi, e pertanto non comparabili (non si può fare un confronto fra di loro), non c’è fundamentum divisionis; è un po’ come chiedere se si preferisce la Primavera di Botticelli o quella di Vivaldi. Comunque:
· misurazione è un concetto relativo a definizioni operative riferibili alla rilevazione dello stato di una proprietà di un ‘oggetto’ (caso) di indagine; a seconda di come viene concepita la proprietà (p.es. continua o discreta) si ritiene di poterla misurare, contare, ordinare o classificare. Le proprietà misurabili, negli interessi delle discipline umane e sociali, sono pochissime. Il concetto di ‘misurazione’ è ambiguo perché:
o solitamente utilizzato ben oltre il suo significato ristretto, come sinonimo generale di conoscenza e indagine;
o solitamente utilizzato ignorando il carattere convenzionale di tutte le operazioni di riflessione e indagine, ivi comprese quelle relative alla natura della ‘realtà’;
· qualità è un concetto polisemico dall’uso ambiguo: di per sé ‘qualità’ dovrebbe essere un termine neutro simile a quello di ‘proprietà’ o simili ; qualità quindi, senza connotazioni, non significa nulla. Nell’uso recente introdotto per scopiazzatura di ideologie manageriali (TQM) trasposte nei lessici delle professioni e discipline sociali avrebbe invece – anziché neutro – un significato positivo di ‘presenza di determinate proprietà giudicate efficaci o efficienti rispetto all’obiettivo’ (vedi p.es. la definizione ISO), il che non significa assolutamente nulla senza il contesto, l’esplicitazione dell’obiettivo, i criteri di giudizio, e così via;
· valutazione è un concetto riferito a un insieme di pratiche di conoscenza con obiettivi comuni (operativi, legati alla decisione e alla soluzione di suoi problemi, concernenti un giudizio) che taluni dicono essere una disciplina in sé, o una transdisciplina (Scriven), o un contesto semplicemente multiprofessionale e multidisciplinare.
Non vedo ‘rapporti’ fra i tre concetti, se non in forma gerarchicamente e logicamente molto differenziata, del tipo: la valutazione è l’insieme di approcci, obiettivi, strumenti con cui realizziamo determinati compiti cognitivo-operativi che potrebbero avere la qualità (da specificare) o sua parte come oggetto di analisi, e la misurazione come definizione operativa per farlo (anche se dubito che si possa misurare la qualità salvo artifici, alcuni dei quali leciti e presenti in letteratura).
Se questa nota vi è sembrata troppo sbrigativa potete trovare qualcosa di più nel “Glossario” contenuto nel sito www.valutazione.it.
(Claudio Bezzi, 25 maggio 2006)

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